Arrosticini

Arrosticini Campo Imperatore – Ra Boe CC BY-SA 3.0

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Gli arrosticini (detti anche rustell’rustellearrustelle in diversi dialetti abruzzesi) sono spiedini di carne di pecora, tipici dell’Appennino, in particolare della cucina abruzzese. Sono strettamente legati alla tradizione pastorale dell’Abruzzo e al conseguente consumo di carne ovina.

Diffusi in tutta la regione soprattutto a partire dal secondo dopoguerra, il loro luogo d’origine è spesso ricondotto alla fascia sud-orientale del Gran Sasso d’Italia, nella zona dalla Piana del Voltigno (Villa Celiera), al confine tra le province di L’Aquila, Teramo e Pescara.

Storia

Gli arrosticini sono espressione culinaria della pastorizia stanziale e non della transumanza, come si è ritenuto in passato: leggenda narra che furono inventati negli anni 1930 da due pastori del Voltigno, area montuosa compresa tra Carpineto della Nora, Villa Celiera e Civitella Casanova, che tagliarono carne di pecora vecchia in piccoli pezzi per non sprecare cibo, prendendone anche dalle zone vicine alle ossa dell’animale. I piccoli pezzettini di carne sarebbero diventati spiedini venendo inseriti su bastoncini di legno di “vingh”, una pianta che cresce spontanea lungo le rive del fiume Pescara, per poi essere cucinati alla brace all’aperto. Il metodo di preparazione degli arrosticini, originariamente pensato per cercare di rendere appetibili i tagli di carne meno pregiati, ottenne risultati così apprezzabili da essere applicato ben presto ai tagli migliori.

Secondo la tradizione pastorale il vero arrosticino abruzzese è composto di carne ovina, idealmente di carne di pecora giovane chiamata in dialetto “ciavarra” o di montone castrato. Ad oggi gli arrosticini sono ampiamente consumati anche al di fuori dell’Abruzzo e in alcune zone d’Italia si sono affermati nella vendita di grande distribuzione, spesso venendo meno alla qualità e alle caratteristiche care alla tradizione abruzzese.

Immagine esplicativa della preparazione artigianale. – GiuseppeFichera CC BY-SA 4.0

Tipologie

La tipologia più diffusa e consumata di arrosticini è quella in cui essi sono uniformi, costituiti da cubetti di carne di circa 1 cm di lato infilati su di uno spiedino di legno (tipicamente di betulla o bamboo) lungo circa 20 cm. Sono molto diffuse anche altre varianti in cui la carne è tagliata con il coltello a tocchetti irregolari di varia dimensione interponendo strati di carne molto magra a tocchettini di grasso, sempre di pecora, che li rende morbidi e profumati. Quest’ultimo tipo di arrosticini per risultare apprezzabile necessita di carne di ottima qualità affinché essa possa sostenere una cottura più lunga.

Negli ultimi anni, soprattutto nella Val Pescara, si stanno diffondendo anche gli arrosticini di fetc (fegato). In questo caso si alterna un pezzo di carne con una foglia d’alloro. Un’altra variante prevede l’aggiunta di una piccola fetta di cipolla. A livello commerciale è possibile reperire molti prodotti che utilizzano la denominazione di “arrosticino” nonostante siano utilizzate carni di suino, bovino, pollo o, molto raramente, coniglio.

Questo è possibile per l’assenza di una denominazione di origine protetta del prodotto, che come da tradizione deve essere solo di carne ovina, preferibilmente di castrato, ovvero di montone sottoposto a castrazione e con età compresa tra i sei mesi ed i due anni oppure di femmina giovane che non abbia ancora partorito.

Arrosticini Campo Imperatore – Ra Boe CC BY-SA 3.0

Come Preparare gli Arrosticini

La preparazione consiste nel tagliare la carne in tocchetti e infilarli in spiedini (in dialetto detti «li cippe» oppure «li cippitill»). Gli arrosticini sono poi cotti alla brace, normalmente utilizzando un braciere dalla caratteristica forma allungata a canalina definito, in base al dialetto della zona, «fornacella», «furnacella», «rustillire», «canala» o «canalina». La forma della canalina garantisce la concentrazione di un’alta temperatura nella porzione di spiedino dove è posizionata la carne, lasciando invece a temperatura ambiente le due estremità dello spiedino, così da non scottare al contatto né la mano né la bocca del consumatore. Durante la cottura la carne sarà quindi salata ed eventualmente insaporita ulteriormente con un ramo di rosmarino cosparso di olio extravergine d’oliva o di olio al peperoncino a seconda dei gusti.Arrosticini in cottura

Per la riuscita dell’arrosticino, molto dipende anche dalla cottura e dalla griglia utilizzata, dalla temperatura del fuoco, ma soprattutto dal costante controllo del cuoco. A seconda delle preferenze, gli arrosticini possono avere diversi gradi di cottura e salatura. Sono disponibili anche fornacelle elettriche di piccolo e medio ingombro, tuttavia i risultati in termini di gusto e piacevolezza al palato non sono confrontabili con quelli ottenibili nella cottura alla brace. Sono da evitare cotture al forno e in padella perché non garantiscono il mantenimento della morbidezza della carne unitamente alla rosolatura della sua superficie.

Arrosticini al Campo Imperatore – © Ra Boe / Wikipedia CC BY-SA 3.0 de

Abbinamenti e modalità tradizionali di consumo

La quantità media adatta ad un adulto è di circa 15-20 unità. Gli arrosticini sono solitamente accompagnati da fette di pane casereccio cosparse di olio extravergine di oliva («pane ‘onde») e si abbinano egregiamente a vini rossi tra cui classicamente le numerose varianti del Montepulciano d’Abruzzo.

Gli arrosticini possono essere agevolmente preparati ovunque e sono pertanto spesso considerati cibo di strada. Sono consumati abitualmente sfilando uno ad uno i pezzetti di carne tenendoli stretti tra i denti e tirando verso l’esterno il legno dello spiedino. Tradizione praticata è cuocere e consumare gli arrosticini all’aperto, immersi nella natura in scampagnate, arrampicate in montagna, gite al lago o situazioni simili. Molto presenti anche in sagre e feste di paese.

Tutela

Gli arrosticini sono inseriti nell’elenco dei Prodotti agroalimentari tradizionali italiani (P.A.T.) del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali. Nell’elenco del 2016 sono iscritti al n. 9 per la Regione Abruzzo.

Ricetta tipica della regione Abruzzo

Arrosticini negli USA

You can buy arrosticini online in the USA.

One of the places selling them is abruzzonyc.com

Veneziana

Veneziana di pezzatura piccola con copertura di granelli di zucchero – M&A CC BY-SA 4.0

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La veneziana è un dolce a impasto lievitato della cucina milanese, ricoperto da granella di zucchero e/o glassa di mandorle. La versione a pezzatura grossa si prepara soprattutto nel periodo natalizio, analogamente al panettone, mentre la monoporzione è mangiata a colazione con il cappuccino, come i croissant. L’impasto è a base di burro e farina e a lievitazione naturale; la versione piccola è normalmente semplice, mentre quella più grande, da tagliare a fette, è spesso con aranciacandita.

Storia

La storia della veneziana è simile a quella del panettone, la cui origine è attestata intorno al XV secolo. Il consumo di questo dolce è stato tradizionalmente legato ai matrimoni e alle festività natalizie, mentre nel secondo dopoguerra è consumato anche quotidianamente come colazione. Il celebre buondì, portato sul mercato nel 1953 dall’azienda Motta, ne è una versione industriale.

Bisciola

Bisciola della Valtellina – Florixc CC0

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La bisciola, anche chiamata Pan di fich o Panettone valtellinese, è il dolce tipico della Valtellina.

La bisciola è una pagnottella arricchita con frutta secca, burro, uova e in alcune ricette anche miele. Ha un contenuto calorico elevato e durante le feste prende spesso il posto occupato in altre zone dal panettone.

Ingredienti

  • Pagnottella
  • frutta secca
  • burro,
  • uova
  • miele

Tutela

Dal 7 giugno del 2013 la Bisciola è tutelata dal Marchio Collettivo Geografico (MCG).

Esiste una versione più povera ed economica della besciola, i Basin de Sundri.

Sciatt

Sciatt Caldi su Letto di Rucola. Piatto della Valtellina. – FakirNL CC BY-SA 3.0

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Ingredienti

Dosi per 4 persone:

  • 300 g di farina di grano saraceno
  • 200 g di farina grano tenero tipo 00
  • 300 g di formaggio Casera (giovane, non stagionato)
  • 1 bicchierino di grappa (non essenziale)
  • birra (fondamentale: è il segreto dell’impasto che si gonfia come un Krapfen)
  • olio per friggere
  • un pizzico di lievito

Luogo d’origine

Ponte in Valtellina, Valtellina, Lombardia

Gli sciatt sono un piatto di anripasto tipico della Valtellina.

L’interno

Letteralmente sciatt in dialetto valtellinese vuol dire rospo. Gli sciatt sono però delle frittelline croccanti di forma tondeggiante con cuore di formaggio fuso, solitamente servite su letto di cicoria. Originariamente, gli sciatt erano tipici solo del paese di Ponte in Valtellina, oggi vengono considerati una specialità dell’intera valle.

Sciatt Caldi su Letto di Rucola. Piatto della Valtellina. – FakirNL CC BY-SA 3.0

Come preparare gli Sciatt

Una miscela di farina di grano saraceno e farina bianca viene impastata con birra, acqua, un pizzico di lievito o bicarbonato e un goccio di grappa fino adottenere un composto (pastella) non troppo liquido, nel quale verrà immerso il formaggio Casera (giovane non stagionato) tagliato a cubetti.

Dopo aver scaldato l’olio alla temperatura di frittura, in una pentola capiente, l’impasto viene calato nell’olio a piccole porzioni, mediante l’uso di un cucchiaio grande, avendo cura di raccogliere un cubetto di casera per ogni sciatt. Tolti dall’olio quando ben dorati, vanno serviti direttamente nel piatto con cicoria cruda, tagliata sottilmente e condita con olio, aceto e sale, perché siano consumati appena fatti. La temperatura dell’olio che frigge blocca l’impasto liquido in forme curiose, a volte con strane somiglianze ai ranocchi: da questo il nome di “rospi” o, in dialetto, sciatt. Poiché calare nell’olio il cucchiaio con l’impasto e il dadino di formaggio all’interno (se resta all’esterno cola fuori!) è un’operazione che richiede abilità, a volte si può usare un cucchiaio emisferico speciale. Gli sciatt allora vengono rotondi o comunque più regolari.

Riso al Salto – Riso fritto

Riso fritto con pollo – Vee Satayamas CC BY 2.0

Riso fritto: chi non ha usato gli avanzi di un risotto per creare deliziose polpette di riso fritto? In effetti c’è molto di più nella preparazione del riso fritto nel mondo!

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Il riso fritto è un piatto a base di riso che viene prima cotto al vapore o bollito e quindi fritto al salto con altri ingredienti che variano a seconda della ricetta. È una pietanza tipica e molto popolare nelle cucine dell’Asia orientale, sud-orientale e, in misura minore, dell’Asia meridionale e di alcuni altri paesi, ma è diffuso anche in tutto il resto del mondo, dove si trova di solito nei ristoranti etnici. In casa viene spesso cucinato utilizzando gli avanzi di pasti precedenti.

Già noto ai tempi della dinastia Sui, che governò in Cina tra il 581 e il 618, se ne ipotizzano le origini nel riso fritto cinese. Tra le più popolari ricette cinesi a livello nazionale e regionale vi sono quelle del riso fritto Yangzhou e di quello Hokkien. Il chāhan giapponese ha come origine il riso fritto cinese e viene quindi considerate un piatto sino-giapponese. Del coreano bokkeum-bap solo alcune varietà sono di origine cinese.

Molto popolare nel Sud-est asiatico, dove viene spesso cucinato e venduto da ambulanti come cibo da strada; in  Indonesia, Malaysia e Singapore prende il nome nasi goreng, in Thailandia khao phat. In molti paesi occidentali viene preparato soprattutto per i vegetariani, di solito con l’aggiunta di uovo.

Come preparare il riso al salto – riso fritto

Secondo il sistema di preparazione cinese, il riso viene prima risciacquato diverse volte per rimuovere l’eccesso di amido che renderebbe il piatto troppo pastoso. Va quindi cotto al vapore o bollito e quando è pronto i chicchi vanno separati con una spatola per renderlo vaporoso. Va quindi lasciato raffreddare, messo in un recipiente coperto e lasciato in frigorifero per evitare che si alteri, va quindi cucinato entro tre giorni. Anche friggere il riso dopo la cottura al vapore quando è ancora caldo renderebbe il piatto pastoso. Per la frittura al salto, da fare preferibilmente in una wok, si utilizza olio o in alternativa burro chiarificato o lardo. Per una cottura ideale, il riso va messo nella wok ben calda quando si sente lo sfrigolio dell’olio. È importante separare dall’inizio i chicchi di riso con una spatola per rimuovere eventuali grumi.

Ingredienti

  • verdure,
  • uova,
  • carne,
  • pollo,
  • maiale,
  • manzo,
  • insaccati,
  • pesce,
  • frutti di mare,
  •  tofu
  • cipolla e/o aglio, 
  • scalogno
  • cipollotto
  • sale
  • pepe, 
  • salsa di soia, 
  • salsa di ostriche,
  • salsa di pesce
  • peperoncino, 
  • prezzemolo, 
  • coriandolo,
  • semi di sesamo tostati,
  • alghe, 
  • cetriolo,
  • pomodoro, l
  • imetta o sottaceti

A seconda delle ricette si sceglie quale altro ingrediente principale aggiungere, tra i più popolari vi sono verdure, uova, carne, pollo, maiale, manzo, insaccati, pesce, frutti di mare, tofu ecc. Per insaporire si usano cipolla e/o aglio, scalogno e cipollotto. Oltre al sale, tra i condimenti si possono usare, pepe, salsa di soia, salsa di ostriche, salsa di pesce ecc. Altri ingredienti opzionali di fine cottura sono peperoncino, prezzemolo, coriandolo, semi di sesamo tostati, alghe, cetriolo, pomodoro, limetta o sottaceti.

Varietà

Asia orientale

Cina

Yeung Chow Fried Rice in Hong Kong Fast Food Shop – Author Ceeseven CC BY-SA 4.0

Yángzhōu chǎofàn, il più popolare tra i risi fritti cinesi

In Cina il riso fritto prende il nome chao fan (炒飯, 炒饭, chǎofàn). Di seguito alcune tra le più popolari varietà che si trovano nel paese:

  • Cantonese (detto anche Wui Fan 燴飯), riso fritto tipico di Canton servito con una densa salsa gravy aggiunta sul riso a fine cottura.
  • Riso fritto di Hokkien (o Fujian), variante del tradizionale riso fritto cinese tipica della provincia del Fujian, cotto con una salsa densa mischiata al riso e altri ingredienti a piacere tra cui funghi, carne, verdure ecc.
  • Riso fritto del Sichuan, particolarmente piccante come da tradizione culinaria di quella provincia, con l’aggiunta di una salsa a base di peperoncino, aglio e cipolle.
  • Riso fritto Yin Yang, sul quale vengono versate una salsa bianca saporita da un lato e dall’altro una salsa a base di pomodoro. Versioni particolarmente elaborate presentano sopra al riso il simbolo dello yin-yang fatto con le due salse.
  • Riso fritto Yangzhou, con gamberetti, uova strapazzate e maiale alla griglia. E forse il più diffuso tra i risi fritti nei ristorante cinesi, dove spesso nel menù compare con il nome riso cantonese.
Riso al salto Chāhan giapponese – Author かう CC BY-SA 3.0

Giappone

  • In Giappone il normale riso fritto prende il nome chahan ( チャーハン o 炒飯 chāhan ) o yakimeshi ( 焼飯 ), è una variante del riso fritto cinese adattato ai gusti giapponesi con l’aggiunta di diversi ingredienti. La versione con pollo e ketchup viene chiamata chicken rice ( チキンライス chikinraisu ), mentre quella con il curry giapponese prende il nome dorai karē (ドライカレー).
  • Un particolare tipo di riso fritto è l’omurice (オムライス ,omu-raisu) (omelette-rice), che viene prima saltato in padella con carne e verdure ed è quindi avvolto in un’omelette molto fine sulla quale di solito viene versata della salsa ketchup.
Kimchi bokkeumbap, riso fritto al kimchi – Audrey CC BY-SA 2.0

Corea

  • In Corea viene chiamato bokkeum-bap, traduzione letterale del termine riso fritto. Vi sono molte varietà cucinate con i più diversi ingredienti. Nei ristorante coreani viene di solito servito alla fine del pasto, condito con fiocchi di alghe chiamati gimgaru e olio di sesamo.
  • Il Kimchi-bokkeum-bap è la varietà preparata con verdure piccanti kimchi e altri ingredienti a piacere.

Sud-est asiatico

Cambogia

  • Il bai cha cambogiano è una variante di riso fritto cucinato con salsiccia, aglio, salsa di soia e spezie varie. Si accompagna di solito con dell’altra carne.
Riso fritto e pollo. – Crisco 1492 CC BY-SA 3.0

Indonesia, Malaysia, Singapore

Nasi goreng indonesiano con pollo, uovo all’occhio di bue, nuvole di drago e verdure.

  • Il nasi goreng è la più popolare versione malese e indonesiana del riso fritto. Si distingue da altre versioni per l’utilizzo di salsa di soia dolce (kecap manis). Viene spesso servito con l’aggiunta di un uovo all’occhio di bue, pollo fritto e condimenti vari come la salsa piccante sambal, i sottaceti acar e i cracker fritti krupuk. Oltre che in Indonesia, Malaysia e Singapore, il nasi goreng è popolare anche nei paesi vicini e nei Paesi Bassi.
  • La variante nasi goreng pattaya viene cucinata in Malaysia ed è simile all’omurice giapponese. In Indonesia lo stesso piatto prende il nome nasi goreng amplop.
  • Il riso fritto al sambal è tipico di Singapore, si prepara con la salsa piccante sambal, tipica delle cucine indonesiana e malese.

Birmania

  • Il riso fritto birmano (htamin gyaw) si prepara con una gustosa varietà locale di riso a chicco corto. Una delle versioni più diffuse è quella che ha per ingredienti piselli bolliti, cipolla, aglio e una salsa di soia scura. Come condimento vengono spesso aggiunti la pasta di pesce ngapi kyaw, fettine di cetriolo, peperoncino verde e aceto.
Buffets in the Philippines – Sinangag  – Judgefloro CC BY-SA 4.0

Filippine

  • Il riso fritto con aligue delle Filippine si cucina usando la locale pasta di granchio aligue, che dà alla pietanza un colore arancione intenso. Si possono aggiungere gamberetti e seppioline, viene consumato da solo o insieme a piatti di carne.
  • Il riso fritto bagoong si prepara friggendolo al salto con la locale pasta di gamberetti bagoong alamang e ingredienti a piacere come carne, cipollotti e mango verde.
  • Il sinangág, detto anche “riso fritto all’aglio”, è un riso fritto delle Filippine cucinato con aglio, spesso consumato a colazione. Viene di solito usato riso avanzato da un pasto precedente, che risulta quindi più duro del riso normale e leggermente fermentato. L’aglio viene prima tostato e il piatto si completa con pepe nero e sale. Raramente si aggiungono altri ingredienti, quindi il sapore non interferisce troppo con quello dei piatti a cui si accompagna, che sono spesso a base di carne come pancetta, salsiccia, carne in scatola di tipo Spam ecc. Eventuali altri ingredienti sono uova strapazzate, cipollotti a fette e carote a cubetti.
American fried rice (rice with tomato ketchup and raisins) – as served in Bangkok – Biyu Lau CC BY 2.0

Thailandia

  • In Thailandia il piatto si chiama khao pad e ha un sapore particolare per l’impiego del gustoso riso jasmine, caratteristico prodotto thailandese. Alcune delle versioni di khao phad differiscono dal caratteristico riso fritto cinese. Viene servito accompagnato dalla nam pla phrik, salsa di pesce con peperoncino thai, aglio e succo di limone. Tra gli ingredienti più comuni vi sono pollo, maiale, gamberetti, uova, cipolle, aglio ecc.
  • Particolarmente raffinato è il khao phad kaphrao, versione al riso fritto del popolare piatto nazionale phad kaphrao con il basilico sacro (kaphrao).
  • Tra le molte versioni si trova il riso fritto americano (khao phad amerikan), servito ai militari statunitensi in servizio in Thailandia ai tempi della guerra del Vietnam e preparato con hot dog, pollo fritto e uova.
  • Altre versioni sono quelle con il curry verde (khao phad kaeng khiao wan), al thai curry (khao phat phong kari), al cocco, all’ananas ecc.

Vietnam

  • Il riso fritto vietnamita si chiama cơm chiên o cơm rang, è più leggero di quello cinese, con meno olio e meno salsa. Si può cucinare con diversi ingredienti che variano a seconda dei gusti o del cuoco che lo prepara.

Asia meridionale

India

  • Il riso fritto è molto popolare nell’India del Nord e dell’Est. Kolkata, punto di riferimento nazionale per la cucina sino-indiana, è la citta dove e nato il riso fritto indiano. Il riso fritto al curry è il più popolare nel paese. Tra le svariate versioni vi è il tava pulav di Mumbai, per il quale si utilizza riso basmati, burro chiarificato, diversi vegetali e spezie.

Nepal

  • Il bhuteko bhat nepalese si consuma con i locali sottaceti achar e spesso con curry e dal.
Nice Nasigroni Rice at Dinemore Restuarant, Colombo, Sri Lanka – Shamli071 CC BY-SA 3.0

Sri Lanka

  • Il riso fritto dello Sri Lanka è una versione di quello cinese e si prepara con il riso basmati e spezie locali. Il locale nasi goreng è molto popolare nel paese e ha origine nella cucina malese e indonesiana.

Pacifico

Hawaii

  • Il riso fritto delle Hawaii viene di solito cucinato in olio di sesamo con cipolle verdi, piselli, carote, salsiccia portoghese e/o carne in scatola Spam. A volte viene aggiunto kimchi.
Arroz chaufa, tipico della cucina peruviana di derivazione cinese,. – Dtarazona CC BY-SA 4.0

Americhe

Nei paesi dove si parla spagnolo il riso fritto si chiama arroz frito e a seconda della sua origine prende nomi come arroz chino e arroz cantonés.

Ecuador

  • Il riso fritto in Ecuador è il chaulafan, di origine cinese. La salsa è di solito quella scura di soia e le carni più comuni usate sono maiale, manzo, pollo o anche pesce e frutti di mare.

Cuba

Arroz frito di Cuba, di origine cinese – Poor Yorick~commonswiki CC BY-SA 3.0
  • L’arroz frito cubano viene servito nei ristoranti insieme a piatti della cucina creola. Tra gli ingredienti più utilizzati vi sono prosciutto, maiale alla griglia, gamberetti, pollo e uova, oltre a svariate verdure.

Perù e Cile

  • Il riso fritto di origine cinese in Perù prende il nome arroz chaufa e in Cile arroz chaufán. Le varianti più comuni usano gli stessi ingredienti dei risi fritti cinesi. Alcune sono cucinate con carni particolari come quella di alligatore o di lucertola o con lingua di manzo. In alcune regioni al posto del riso si mette del grano o semi di quinoa. L’arroz chaufa peruviano aeropuerto viene cucinato con pasta e altri ingredienti.

Europa

Portogallo

  • L’Arroz chau-chau è il riso fritto in Portogallo, spesso servito come accompagnamento ad altre pietanze.

Regno Unito

  • Il kedgeree ha le sue origini in India, ma è un riso fritto cucinato esclusivamente nel Regno Unito.

Africa

Nigeria

Il riso fritto in Nigeria si cucina con chicchi lunghi. Tra gli ingredienti più utilizzati vi sono fegato di manzo, pollo, maiale o gamberetti. Come verdure si usano carote, piselli, fagiolini, cipolle e peperoncini. Tra le spezie vi sono il timo, pepe e polvere di curry.

Riso in cagnone

Riso in Cagnone – da BiellaRistoranti.com

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Il riso in cagnone è un primo piatto tipico del Piemonte e della Lombardia. Come suggerisce il nome, non è un risotto, dato che i chicchi di riso, durante la cottura, vengono lessati e non mantecati.

Origine del nome

Il nome di questa pietanza ha origine dal termine cagnun, che nei dialetti delle zone di origine del piatto significa “larva d’insetto”: questa denominazione deriva dall’aspetto che i chicchi di riso prendono dopo la fase di lessatura, ovvero una forma tozza e irregolare.

Come Preparare due versioni

Il riso viene prima bollito in acqua salata e poi scolato e versato in un tegame con dell’aglio schiacciato e soffritto in abbondante burro per completarne la cottura. In seguito si unisce una cospicua quantità di formaggio. In alcuni paesini del Piemonte esempio a Balzola (ris al cagnun in dialetto Balzolese) tra Casale Monferrato e Vercelli esiste una variante del riso in cagnone con una specie di ragù veloce che si chiama appunto sugo al cagnun. Esempio per condire due porzioni di riso : sciogliere una noce di burro in un tegame preferibilmente antiaderente nel quale poi si devono rosolare 120/130 gr. di carne un po’ grassa di manzo tritata (o in alternativa metà carne e metà salsiccia di suino) assieme ad uno spicchio di aglio e una decina di foglie di rosmarino . Quando la carne sarà ben rosolata si aggiungono 50/60 gr. di pomodoro concentrato (doppio o triplo concentrato), mezzo dado e un bicchiere di acqua. Cuocere il tutto per circa 15/20 minuti a fuco medio ,e comunque fino a che il sugo abbia raggiunto un consistenza più densa. Nel frattempo lessare al dente le due porzioni di riso in abbondante acqua salata. A cottura ultimata si scola bene il riso e poi si condisce con il sugo saltandolo un paio di minuti . A questo punto si possono aggiungere a piacere pepe nero macinato e del parmigiano o del grana. Lo stesso sugo, volendo, si può anche usare per condire la pasta seppure in realtà è molto più adatto al riso.

Storia

Il riso in cagnone è una pietanza invernale caratterizzata da un cospicuo apporto calorico, che è adatto per i climi freddi rigidi. Per tale peculiarità, era ideale per i pastori che portavano il bestiame a pascolare in zone di montagna. Avendo origini contadine, è basato su quegli ingredienti poveri che sono comuni nei territori dov’è diffusa la pietanza, ovvero riso, aglio formaggio e burro. Il primo documento che cita la sua ricetta risale al 1658.

Ingredienti

  • riso,
  • aglio
  • formaggio
  • burro

Ricetta regionale del Piemonte e Lombardia

Cozza tarantina

Cozza Tarantina – AntonioCaso93 CC BY-SA 4.0

Descrizione

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Il prodotto ittico è inserito nell’elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali pugliesi riconosciuto dal Ministero delle politiche agricole.

La cozza tarantina, detta anche cozza gnure, è il mitilo (Mytilus galloprovincialis) allevato nella zona di Taranto, in particolar modo nel mar Piccolo, dove la mitilicoltura è praticata da secoli.

Ingredienti

  • cozze alla puppitegna
  • aglio,
  • olio
  • prezzemolo
  • fagioli
  • riso,
  • patate

Come cucinare la Cozza tarantina

Uno dei piatti tipici di Taranto è sicuramente le cozze alla puppitegna con aglio, olio e prezzemolo, ma anche l’impepata di cozze e i tubettini o gli spaghetti con le cozze. Altri piatti tradizionali sono i tubettini con fagioli e cozze e a Bari il famoso riso, patate e cozze.

Geografia

Le cozze sono allevate tra mar Piccolo e mar Grande a Taranto. Il peculiare sapore della cozza tarantina è dato dalle condizioni di salinità del mar Piccolo attraversato dai citri, sorgenti sottomarine d’acqua dolce in grado di ossigenare l’acqua e favorire lo sviluppo del plancton e dalle correnti d’acqua dolce del Galeso. I pali d’allevamento erano realizzati anticamente in legno di Sila.

Storia

Già in epoca magnogreca e romana, infatti, fonti letterarie narrano della ricchezza e della bontà dei mitili della città dei due mari. Questa descrizione è stata ripresa anche nel corso del XVI e XVII secolo da autori come Tommaso Niccolò d’Aquino nelle sue “Deliciae Tarantinae”.

La cozza tarantina nella cultura di massa

Numerosi sono i riferimenti alle cozze quando si parla di Taranto.

I Terraross la citano in “Giù al sud”, traccia dell’omonimo album ed è presente anche in diverse canzoni locali.

Il nuovo brand grafico della birra Raffo, da sempre legata alla città jonica, comprende anche lo slogan Don’t touch my cozza stampato sull’etichetta delle bottiglie.

Rocco Papaleo la cita nel corso del celebre film interpretato da Checco Zalone, Che bella giornata.

Sicurezza

A seguito dei rilievi e delle verifiche dell’inquinamento presente nel primo “seno” del mar Piccolo, la filiera legale delle cozze è stata spostata nel secondo “seno”. I prelievi e la classificazione delle acque sono al momento effettuati per singolo produttore, dando modo, così di certificare la sicurezza del prodotto.

Scagliozzi

Scagliozzi – Fuente CC BY 2.0

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Descrizione

Gli scagliozzi (chiamati anche scagliuzz , sgagliozzi o sgagliozze) sono un prodotto da friggitoria, presente nella cucina foggiana, barese, napoletana, messinese e toscana.

Ingredienti

Ricetta base della polenta Ingredienti per 4-6 persone –

  • 6 tazze di acqua o brodo
  • 2 cucchiaini di sale
  • 1 cucchiaio di olio d’oliva
  • 2 tazze di farina di mais

Come preparare gli Scagliozzi

Portare l’acqua ad ebollizione. Aggiungere il sale e aggiungere la polenta poco a poco, mescolando bene per evitare i grumi. La proporzione acqua/polenta è diversa per tutti, io uso più o meno 4 a 1. Ma non è troppo importante, devi solo continuare a mescolare fino ad ottenere un impasto consistente. Ci vorranno dai 10 ai 30 minuti, a seconda dell’acqua e del tipo di polenta che avete a disposizione. Si può usare il brodo invece della sola acqua, o aggiungere qualcos’altro per insaporire. Ho usato il sofrito all’aglio in questa ricetta, anche se molte persone aggiungono il formaggio. Non consiglio la polenta da sola, è troppo insipida.

Polenta fritta Una volta che la polenta di base è fatta, versatela in una grande padella o in diverse piccole padelle. Raccomando che non sia più di un dito di spessore. Il giorno dopo si sarà solidificato in una specie di gelatina dura. Potete tagliarlo a bastoncini, triangoli o qualsiasi forma vi piaccia. Ne lascio una parte in frigo e congelo il resto. Quando state per cucinarla, mettete una padella a scaldare con un po’ d’olio d’oliva e friggete i pezzi di polenta fino a quando non saranno croccanti su tutti i lati. Fate attenzione quando li girate perché quando friggono si ammorbidiscono un po’. Puoi rimuovere l’olio in eccesso con un tovagliolo di carta.

Sono fette di polenta, la quale generalmente viene lasciata a seccare qualche giorno dopo la preparazione per perdere un po’ del suo contenuto d’acqua e poter essere fritta senza sciogliersi nell’olio bollente, tagliate a forma di piccoli triangoli, fritte in abbondante olio bollente e salate. Fanno eccezione le sgagliozze baresi, quasi sempre di forma rettangolare o quadrata.

A Napoli si vendono nelle friggitorie tipiche della città insieme ad altri prodotti caratteristici, quali le pastacresciute, gli sciurilli (frittelle di fiori di zucca), le fette di melanzane fritte in pastella, piccoli arancini rotondi (palle di riso) e crocchè di patate.

A Foggia, la città degli scagliozzi, si vendono tipicamente in friggitoria e costituiscono uno degli alimenti base della dieta tradizionale.

A Bari, la sgagliozza nacque nel Medioevo grazie ai commerci con la Repubblica di Venezia, ed è tradizione trovare questa preparazione in bancarelle allestite nel centro storico, in particolare durante i giorni di festa, (Natale o le due festività dedicate a San Nicola di Bari) assieme ad altri prodotti tipici, quali panzerotto e popizze.

A Messina sono venduti esclusivamente da rivendite ambulanti e costituiscono un tipico cibo da strada locale.

La pietanza si può consumare da sola o accompagnata da pezzi di formaggio fuso, olive o varie salse.

Etimologia

A Bari il termine usato è esclusivamente declinato al femminile come sgagliozze, mentre in tutte le altre città menzionate si usa anche o esclusivamente il maschile. Il termine sgagliozzi rimanda all’etimologia di scaglia, pezzo grossolanamente tagliato; tuttavia, è bene ricordare che nel Sud Italia la parola scagliozza indica anche la moneta, quindi si può mettere anche in relazione con il colore dorato della pietanza.

Corzetti

Croxetti al pesto (traditional ligurian recipe) – F Ceragioli CC BY-SA 3.0

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

I corzetti o croxetti oppure anche corsetti (in dialetto genovesecorzétti, che si pronuncia [kurˈzetti]) sono una pasta tipica della cucina ligure.

Tipologie

Ne esistono due tipi: quelli della val Polcevera (corzetti valpolceveraschi), dalla caratteristica forma a piccolo 8 (otto) e quelli stampati (corzétti stanpæ o corzetti del Levante). Sono detti stampati perché la decorazione di questi piccoli cerchi di pasta a forma di medaglione è ottenuta mediante uno stampino in legno che decora la pasta in modo da “prepararla” ad accogliere meglio il condimento. In alcune botteghe artigianali del centro storico genovese si trova ancora chi fabbrica questi stampi così utili per preparare questa pasta tipica. Parallelemente alla produzione artigianale, esiste anche una produzione industriale dei corzetti che viene normalmente effettuata con macchine raviolatrici.

Storia

I corzetti stampati (“cruxetti“) compaiano nel medioevo, nell’epoca rinascimentale. Le famiglie nobili del tempo pare ordinassero ai loro cuochi di realizzare un tipo di pasta che riportasse il proprio stemma, tutto ciò con lo scopo di rammentare ai commensali l’importanza della loro famiglia e per riaffermare il proprio dominio sul territorio. Le incisioni erano solitamente differenti sulle due parti. Il nome deriva dall’immagine stilizzata di una piccola croce, una crocetta (“cruxetta“) con la quale veniva originariamente decorato un lato di questi medaglioni, da qui il nome “cruxettu“. Nel levante ligure, con la parola “corzetto“ s’intende sia lo stampo di legno che la pasta così incisa.

Tecnicamente i corzetti si presentano come stampi di legno, sono composti da due parti: una che ha la funzione di “timbro” e l’altra di forma cilindrica con una parte incisa e concava, che serve per tagliare la pasta. I tipi di legno generalmente usati sono: pero, melo, faggio o acero. Sebbene la maggior parte degli stampi per corzetti oggi venga prodotta in modo industriale, i più pregiati restano quelli intagliati interamente a mano.

Tra i maestri intagliatori più famosi ricordiamo Pietro Picetti di Varese Ligure. Al Picetti va anche il merito di aver ritrovato una fonte documentale della Repubblica di Genova risalente al 1700, che testimonia come i corzetti fossero preparati in occasione di eventi ufficiali.

Ingredienti

  • Acqua,
  • farina di grano
  • sale.

Come preparare i Corzetti

Si prepara l’impasto, poi la sfoglia, quindi la si taglia a cerchietti su cui si stampa il disegno dello stampino.

Una volta fatti si lasciano asciugare un po’ sulla madia e poi si cuociono.

Sono ottimi conditi con salsa di noci, sugo di funghi (Tocco de funzi) o con il pesto. Nel Levante Ligure è uso condirli anche con la salsa di pinoli.

Ricetta tipica della Liguria

Pansoti

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

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Fase di lavorazione dei pansoti

I pansoti (pansòti in ligure, dal ligure pansa, in italiano “pancia”) sono una pasta ripiena tipica della cucina ligure, simile ai ravioli, da cui differiscono essenzialmente per la grandezza e l’assenza di carne nel ripieno. I pansoti alla salsa di noci (pansöti co-a sarsa de noxe) sono uno dei piatti più economici e caratteristici della tradizione genovese. Dato che non contengono carne, sono un piatto a base di magro, considerato adatto al periodo penitenziale della quaresima. Vengono spesso chiamati anche “pansòtti”, in quanto in alcune province Liguri avviene verbalmente un’enfatizzazione delle ultime sillabe.

Etimologia

Il termine deriva dal fatto che la pasta ha un aspetto panciuto, da “pancia”.

Storia

Piatto tradizionale del levante ligure viene citato sulla Guida Gastronomica d’Italia del TCI edita nel 1931 a pag. 189 sotto la voce Rapallo come i “pansoti cu a salsa de nuge”.

In Liguria si possono assaporare i pansoti nelle sagre di Fontanegli, Bogliasco e Ceranesi, che si svolgono annualmente durante i mesi estivi.

Ingredienti

  • La pasta fresca all’uovo si allunga come una sfoglia sottile.
  • Nelle ricette più rispettose della tradizione, le verdure utilizzate per il ripieno sono costituite da un miscuglio di erbe fresche, il cosiddetto “preboggion”, formato da erbe che crescono spontanee nelle coste liguri, non facili da trovare nei negozi ma raccoglibili senza spesa su per i monti (“bricchi”). Data la difficile reperibilità di queste erbe, in alternativa si può utilizzare la bietola o meglio la bietola da taglio chiamata “erbette”, oppure gli spinaci o la borragine (“boraxe”), quando si trova. In alternativa, si può usare un misto di ortaggi simili a quelli del preboggion, come la cicoria, la catalogna, il cicorino, la rucola, la scarola, la lattuga e la verza. Come per il preboggion, è necessario equilibrare in giuste proporzioni le verdure, per neutralizzare il sapore amaro della cicoria e della catalogna con il sapore dolce della lattuga, della scarola e della verza. Tra gli altri ingredienti troviamo un particolare tipo di formaggio fresco leggermente acidulo, detto “prescinsêua”, sostituibile da un misto di ricotta e yogurt o più economicamente pane grattugiato, il formaggio grana o il parmigiano, uova e aromi come maggiorana, noce moscata e pepe.
  • Per la salsa di noci si usano i gherigli di noci, pinoli e aromi come aglio, olio extravergine di oliva e pane inumidito nel latte. In un’alternativa più economica, si possono condire con olio oppure burro fuso nel quale si è fatta soffriggere una foglia di salvia.

Abbinamenti enogastronomici

Il piatto di pansoti si abbina con vino bianco fermo, leggero, indicato il Pigato.

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