Capù (chiamati anche nosècc) con polenta grigliata – Capù (also called nosècc) with grilled polenta

Polenta e capù (chiamati anche nosècc) con polenta grigliata – Glz19 CC BY-SA 4.0

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Lombardy Region
Diffusion Bergamo, in particular in Val Seriana and Val Brembana
Capù or nosècc is savoy cabbage rolls typical of the Bergamo valleys, made with a filling of minced meat, breadcrumbs, cotechino, and eggs. They are mainly present in the Seriana and Brembana Valleys.
The towns of Parre and Terzano dedicate a festival to this typical dish.
Description
The dish consists of an outer casing made of cabbage leaves and a heart of filling, usually round in shape.

How to make capù

Boil two or three cabbage leaves, and then place them on a flat surface. The center of them has put a small ball of stuffing, and then they are closed to form a ball and tied with kitchen string. The capù are then boiled for at least three hours together with pieces of lard or bacon to give them flavor.
Variants
There is a variant of capù where white herbs are used instead of cabbage. The preparation is the same, but the cooking is different because instead of being boiled, they are roasted and seasoned with tomato sauce.
In Val Brembana, there is a variant called Nosècc.

The legend about their origin
The legend is that a child of a poor peasant family complained all the time because his parents sold capons to rich gentlemen, and they could never eat such a delicacy. The mother, tired of seeing her son sad, took a ball of delicious stuffing but without meat, wrapped it in a cabbage leaf, boiled it, and then presented it to her son; this is how capu was born.

Regional Recipes from Lombardy

They are mainly present in the Seriana and Brembana Valleys.
The towns of Parre and Terzano dedicate a festival to this typical dish.

ITALIANO

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I capù o nosècc sono degli involtini di verza tipici delle valli bergamasche, realizzati con un ripieno di carne macinata, pan grattato, cotechino e uova, diffusi principalmente nella Val Seriana e nella Val Brembana. I paesi di Parre e di Terzano dedicano una sagra a questo piatto tipico.

Nome

Il nome è probabile derivi dalla pettinatura femminile detta talvolta in bergamasco capù, ossia la crocchia, per l’evidente somiglianza della forma. Il nome in bergamasco significa anche “cappone” e la relazione è spiegata da una breve favola che viene spiegata sotto.

Descrizione

Il piatto si compone di un involucro esterno realizzato con le foglie di verza e un cuore di ripieno, solitamente di forma rotonda.

Procedimento

Per realizzare un capù vengono fatte lessare due o tre foglie di verza che poi vengono disposte su di un piano. Al centro di esse viene messa una pallina di ripieno e quindi vengono richiuse a formare una palla e legati con dello spago da cucina. I capù vengono poi fatti bollire per almeno tre ore assieme a pezzi di lardo o di pancetta per insaporirli.

Varianti

Esiste una variante del capù dove invece della verza sono impiegate le erbe bianche. La preparazione è la stessa, ma differisce la cottura, poiché invece di essere bolliti vengono arrostiti e conditi con salsa di pomodoro.

In Val Brembana ne esiste una variante chiamata Nosècc.

Leggenda sulla loro origine

Si racconta che un bambino di una famiglia contadina e povera si lamentava di continuo perché i genitori vendevano i capponi ai signori ricchi e loro non potevano mai addentare tale prelibatezza. La madre, stanca di vedere il figlio triste, prese una pallina di ripieno molto saporito ma privo di carne e l’avvolse in una foglia di verza, la fece bollire e quindi la presentò al figlio. Fu così che nacquero i capù.